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Gioco e lavoro, tanto diversi quanto in comune?

L’azione che svolge il #gioco per i #bambini, continua nel ruolo svolto dal lavoro per gli adulti.
Gioco e #lavoro, dice anche Nietzsche, rappresentano un naturale processo di #realizzazione umana.
Il bambino attraverso il gioco crea, costruisce e decostruisce la realtà, per lui il gioco è un elemento serio, allo stesso modo l’adulto nel lavoro esplicita la propria serietà ma anche il proprio modo personale di essere e di conoscere.
Negli anni si è riconosciuto come il gioco sia importante perché luogo di espressione di una personale emozionalità e allo stesso modo il lavoro svolge nella formazione di noi stessi un ruolo fondamentale.
Trasformare il lavoro in un fine e non tenere conto di quanto in realtà sia il mezzo per la propria realizzaZione personale conduce a una snaturalizzazione e disumanizzazione del percorso formativo e personale di crescita.
Bisogna riconoscere al lavoro come è stato fatto per il gioco, il suo ruolo importante e fondamentale: e cioè, quanto questo soddisfi il nostro bisogno di conoscere e creare, ci consenta di lasciare “segni” del nostro passaggio e di realizzare un nostro progetto che va ben oltre il mero risultato o guadagno, dare senso alla nostra #esistenza.
Tanto il fanciullo quanto l’uomo vedono delle porte in tutto ciò che vivono e imparano: ma se per il fanciullo sono accessi, per l’adulto sempre e solo passaggi, #Nietzsche dice, bisognerebbe riappropriarsi della #fanciullezza.

Emanuela Salice

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