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Benvenuta scuola?

Secondo quanto detto da Caterina Fiorilli in un articolo pubblicato in Dispersione scolastica e disagio sociale il 30% dei giovani italiani non termina le scuole e le cause che spingono un giovane ad abbandonare la scuola sono l’insuccesso scolastico, una bassa autostima personale e una difficoltà nelle relazioni tra pari e con l’insegnante.
Come dirigenti scolastici, formatori, insegnanti, educatori, genitori non si può non essere sensibili a questo dato in forte crescita e a quelli che sono i fattori di rischio riscontrati nelle scuole secondarie.
Non è possibile di certo risolvere il disagio scolastico o eliminare i fattori di rischio nelle scuole, ciò che possiamo fare però è avere ben chiaro che un giovane che abbandona la scuola e non conclude gli studi è stato un bambino che ha sempre mostrato dei disagi e che un giovane che abbandona la scuola perché nutre un disagio, farà molta fatica da adulto a stare dentro un contesto lavorativo e realizzarsi professionalmente.

Il ruolo svolto dall’insegnante in questo è fondamentale.

E l’insegnante che può essere utile per le nostre nuove generazioni non è un insegnante severo, che punisce e poco empatico, ma è l’insegnante ”democratico” quello che riesce a combinare l’autorità e l’affetto.
La tentazione di usare le punizioni a scuola per educare è sempre molto alta, solo che non ci si rende conto che con le punizioni si innesca un processo che induce l’individuo a decidere da sé quello che è il comportamento più appropriato per se stessi. E quindi anche scegliere di abbandonare la scuola non appena l’età lo consenta.
Il fine ultimo dell’insegnante in fondo è da sempre quello di prendersi cura del benessere degli alunni, e non di entrarvi in conflitto, il suo compito è valutare sempre qual è l’interesse e il coinvolgimento nell’apprendimento, se ci sono sintomi psicosomatici indicatori di particolari disagi o casi di isolamento, e agire per creare fattori proattivi e un clima positivo in classe.
Ma oggi gli insegnanti sono messi nelle condizioni di rendere la scuola il luogo in cui ogni bambino può formarsi o riscattarsi da esperienze passate non positive, da ambienti familiari difficili ed essere al contempo soddisfatti? Oggi è possibile tutto questo? Perché gli insegnanti in alcuni casi utilizzano un sistema educativo rigido, si ritrovano ad agire come non vorrebbero e per se non sono essi stessi felici di farlo?

Nel prossimo articolo vedremo di analizzare quali possono essere i fattori di rischio e di protezione che possono avvertire e supportare gli insegnanti che, non accorgendosene, possono essere scivolati in stato di burn out.

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